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sabato 14 aprile 2012

IL COINVOLGIMENTO E LA PARTECIPAZIONE DI OGNI CITTADINO SONO UNA RISORSA E NON UN PROBLEMA

 Il coinvolgimento dei singoli cittadini alla vita pubblica è un elemento essenziale per garantire la democrazia partecipativa in qualunque società.
Lo scopo delle numerose esperienze di Progettazione Partecipata sperimentate in Italia, in Europa e negli USA a partire dal decennio Sessanta-Settanta del Novecento, è proprio quello di garantire i Diritti di Partecipazione ai singoli permettendo cooperazione, condivisione, codecisione.

Dal punto di vista educativo, con lo sguardo rivolto ai bambini, la partecipazione dei piccoli alla progettazione dei loro spazi di vita, che siano unità abitative o Servizi Educativi, crea quel connubio tra sapere esperto (ingengneri, architetti, tecnici) e sapere ingenuo (cittadini) che rende la singola persona capace di costruire il proprio progetto di vita inserendolo negli spazi di convivenza dai quali l'essere umano non può prescindere.
Su questo assunto si basano le visioni dei due massimi esperti in tema di Progettazione Partecipata che hanno lavorato e vissuto sia in Italia che negli Stati Uniti d'America, Raymond Lorenzo e Roger Hart. Entrambi hanno la comune visione che 
un mondo a misura dei bambini è un mondo a misura umana ed è per tutti!

Di Hart si è già parlato in uno dei post precedenti (cfr "dalla partecipazione simbolica alla partecipazione operativa", 26/03/2012).

Il pensiero di Lorenzo, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, verrà invece presentato nel prossimo intervento, ma intanto posto una sua frase, per creare l'attesa...
"per lavorare con e per i bambini bisogna usare approcci che coinvolgono il cuore, la testa, le mani".



lunedì 26 marzo 2012

DALLA PARTECIPAZIONE SIMBOLICA 
ALLA PARTECIPAZIONE OPERATIVA

La questione della partecipazione ha ricevuto una notevole attenzione negli ultimi tempi, essendo i cittadini sempre più consapevoli dei diritti dell’infanzia e dell’opportunità, per i bambini, di difendere in modo efficace le questioni critiche che riguardano la loro vita.  
La partecipazione dei bambini e degli adulti alla vita sociale, scolastica e lavorativa, può avvenire a vari livelli e si può manifestare in molteplici forme. 
Il più comune strumento utilizzato per misurare il grado in cui una persona sta partecipando, è la Scala della partecipazione messa appunto da Roger Hart nel 1991. Essa si  sviluppa su otto gradini, di cui i primi tre, partendo dal basso, rappresentano i modelli di non partecipazione e gli altri cinque identificano i livelli di partecipazione.


Hart R., (1992), Children’s participation. From tokenism to citizenship,
Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innocenti, Firenze.

Secondo Hart, se gli eventi indicati nel secondo e terzo gradino della Scala sono organizzati in modo più coinvolgente e i bambini si sentono a proprio agio, possono rappresentare strumenti validi per un'efficace partecipazione, anche se a basso livello. 
Egli sostiene, inoltre, che gli adulti di solito non sono capaci di rispondere alle iniziative proprie dei ragazzi senza rinunciare al loro ruolo direttivo, dunque è raro trovare progetti ideati ed avviati dai soli bambini.
Nonostante ciò, a partire dagli anni Settanta, sia negli USA che in Italia, sono stati avviati dei progetti in cui si è sperimentata una vera e propria partecipazione, poiché la presa di decisione è stata condivisa con i ragazzi, che hanno potuto anche esercitare un controllo su ciò che si è verificato lungo il percorso esperienziale. 
Il sapere esperto dei tecnici o degli adulti e il sapere comune e ingenuo delle persone che vivono, lavorano o studiano in una realtà cittadina, si fondono in nome del comune obiettivo di creare progetti partecipati dalla comunità, in ogni sua espressione e rappresentazione.





Documento di posizione comune elaborato da ragazzi e ragazze tra i dodici e i diciassette anni e letto agli adulti durante la Sessione speciale ONU dedicata all'Infanzia
(New York, 8-10 maggio 2002)



“Siamo i bambini del mondo. […]
Siamo bambini e adolescenti la cui voce non è stata ascoltata: è tempo che veniamo presi in considerazione.
Vogliamo un mondo a misura di bambino, perché un mondo a nostra misura è un mondo a misura umana per tutti.
Vogliamo rispetto per i diritti dell’infanzia […]
Vogliamo la protezione dell’ambiente:
la conservazione e il recupero delle risorse naturali
la coscienza delle necessità di vivere in ambienti sani e favorevoli al nostro sviluppo
zone accessibili a bambini con esigenze particolari […]
Vogliamo la partecipazione attiva dei ragazzi:
maggiore consapevolezza e rispetto fra le persone di ogni età verso il diritto di ogni bambino di partecipare pienamente, nello spirito della Convenzione sui diritti dell’infanzia.
Ci impegniamo a lavorare insieme in modo paritario in questa lotta per i diritti dell’infanzia. E mentre promettiamo di sostenere le azioni che intraprenderete a favore dei bambini, vi chiediamo anche sostegno e impegno per le azioni che noi intraprenderemo, perché i bambini del mondo non sono compresi bene.
Noi non siamo la fonte del problema: siamo le risorse necessarie per risolverlo.
Noi non siamo le spese: siamo investimenti.
Noi non siamo solo giovani: siamo persone e cittadini di questo mondo.[…]
Abbiamo la volontà, il sapere, la sensibilità e la dedizione.
Promettiamo che da adulti difenderemo i diritti dei bambini con la stessa  passione che abbiamo ora da bambini. […]
Dite che siamo il futuro, ma noi siamo anche il presente.”

mercoledì 14 marzo 2012

La tutela dei diritti dei minori. Strategie...

La politica per l’infanzia si sviluppa principalmente attraverso una politica generale attenta alle esigenze di sviluppo di tutti gli uomini e della comunità nel suo insieme.

Un'effettiva politica dell'infanzia non può non svilupparsi se si affrontano solo le situazioni di emergenza nel momento in cui i problemi esplodono cercando interventi tampone ovvero assumendo singole iniziative estemporanee fuori di un’organica visione dei problemi di fondo e senza un’adeguata conoscenza globale della reale condizione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una strategia adeguata esige non solo una documentazione sicura della condizione di vita del pianeta infanzia.

Occorre che le leggi in favore dei soggetti in formazione possano, attraverso la predisposizione di strumenti adeguati di applicazione, realmente incidere nella realtà; che l’attività legislativa sia coniugata con una prassi amministrativa attenta alle esigenze del soggetto in formazione e rispettosa della sua personalità e dei suoi interessi; che si sviluppino sul territorio iniziative non solo per la tutela ma anche per la promozione dei soggetti di età minore attraverso una mobilitazione sia delle risorse istituzionali che di quelle del privato sociale rese capaci di collaborare attivamente; che si faciliti la partecipazione alla vita comunitaria del cittadino di età minore per superare la sua sostanziale emarginazione.

Predisporre condizioni per consentire che, per tutti, il complesso percorso di crescita non sia ostacolato ma facilitato. Il che implica costruire una comunità che sia veramente educante e che sappia aiutare il fanciullo a costruire la sua personalità nello spirito degli ideali proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite ed in particolare nello spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di eguaglianza e di solidarietà (preambolo della Convenzione). Questa funzione educativa non può essere delegata solo alla famiglia o alla scuola: tutte le agenzie di formazione, anche quelle informali, devono sentirsi responsabili di questa funzione; tutti gli adulti che, professionalmente o non, hanno contatti con soggetti in età evolutiva, devono farsi carico del compito di agevolare l’itinerario maturativo di coloro che si affacciano alla vita. E la politica deve stimolare questo impegno.


estratto da "I DIRITTI ATTUATI. Secondo rapporto del Governo italiano sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo" novembre 1998, Pianeta Infanzia, Istituto Innocenti, Firenze


lunedì 20 febbraio 2012

Non dimentichiamo che...


I bambini bini sono cittadini di diritto, e, in quanto tali, vanno tutelati.

È necessario costruire e diffondere modelli normativi per garantire qualità della vita e benessere ad ogni minore, in quanto essere umano. 


Chi si prende cura dei piccoli, deve rispettare gli obblighi morali e legali per assicurare la messa in atto dei cambiamenti avvenuti in seno alle politiche rivolte all’Infanzia, non dimenticando mai che spesso la condizione infantile è occultata così come avviene in molti Paesi in cui ai minori è negato qualunque diritto.

lunedì 13 febbraio 2012

L'approccio child-friendly


Questo approccio ha lo scopo di coinvolgere i bambini alle questioni che li riguardano e permette loro di contribuire al meglio delle loro capacità, qualunque siano le loro (dis)abilità, il genere, l’etnia, la classe sociale, lo status ecc..

Chiaramente bisogna creare un terreno adatto affinché possa svilupparsi un ottimale processo partecipativo, come ad esempio l’accesso ad una buona informazione e l’utilizzo di spazi, procedure e strumenti che incoraggino piuttosto che intralciare il coinvolgimento dei bambini.
I benefici che si ottengono lavorando in questa direzione sono:

  • il miglioramento della fiducia in se stessi e dell’autostima;
  • l'opportunità di acquisire e migliorare le loro abilità, come il problem-solving, la negoziazione e la comunicazione;
  • l’abitudine a partecipare a processi democratici e di gruppo che comprendono la comprensione di diversi punti di vista, la necessità del compromesso e il senso di responsabilità nei confronti delle decisioni di gruppo;
  • il senso di avere uno scopo e di essere competenti nell’affrontare la propria vita – la convinzione che essi possono realizzare un impatto positivo sulla loro vita e su quella dei loro pari, delle loro famiglie e della loro comunità;
  • l’opportunità di imparare e mettere in pratica le abilità/competenze relative alla cittadinanza attiva e responsabile.
(fonte: Save the Children, 2009)



martedì 7 febbraio 2012





Il coinvolgimento dei singoli cittadini nella vita pubblica è un elemento essenziale per costruire comunità più democratiche, solidali e prospere. Essere un cittadino attivo vuol dire poter godere dei propri diritti, possedere gli strumenti intellettuali e materiali, avere la possibilità di intervenire nelle decisioni e influenzarle, impegnarsi in attività e iniziative che possano determinare la costruzione di una società migliore.
Partecipare significa prendere parte attiva a fatti di interesse collettivo, offrire il proprio contributo a qualcosa, manifestare attenzione per una vicenda e cooperare per raggiungere un risultato comune. Il processo di partecipazione presuppone il coinvolgimento di ogni singola persona all’interno di un gruppo, implica la proposta per la realizzazione di qualcosa e il raggiungimento di un obiettivo, richiede volontà e competenza nell’attivare momenti di coinvolgimento da parte di chi avvia il processo. Ne consegue che la partecipazione dei cittadini è tale solo se volontaria, e comunque influente sulle scelte delle autorità.
La pedagogia e la politica devono avere un ruolo di primo piano e lavorare in modo sinergico al fine di permettere la partecipazione dei cittadini alle questioni che direttamente li riguardano. Gli obiettivi cui dovrebbero tendere sono la diffusione di una cultura dei diritti, di una cultura rispettosa dell’Infanzia e programmare dei veri e propri corsi di educazione alla cittadinanza, rivolti a bambini, giovani e adulti, che non si risolvano in sterili lezioni di educazione civica.
Partecipando in modo consapevole i soggetti sviluppano competenza e sicurezza, le quali aumentano la motivazione a partecipare e a coinvolgere altri soggetti. Questi, a loro volta, svilupperanno capacità che aumenteranno la loro motivazione. E così avanti, dando luogo ad un movimento simile a quello di una spirale che si autoproduce.
La società complessa in cui viviamo soffre per l’incapacità di saper vedere la partecipazione dei cittadini come una risorsa. È, oggi più che mai, necessario creare un nuovo punto di vista che sappia avvertire quegli echi che giungono dal basso non come un problema da mettere a tacere, ma come uno slancio per ritrovare quel senso comunitario andato perso.