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lunedì 23 aprile 2012

dal pensiero di Raymond Lorenzo

esperto in attività di Progettazione Partecipata rivolte ai bambini


"Le qualità (o non qualità) ambientali, sociali ed architettoniche degli spazi e delle situazioni urbane contemporanee hanno effetti rilevanti non soltanto sulle esperienze, percezioni e benessere attuali dei bambini e delle bambine ma, soprattutto, influiscono sul loro sviluppo futuro dal punto di vista fisiologico, psico-sociale e culturale.
E' palese che la qualità dell’ambiente urbano è una questione di fondamentale importanza per il benessere attuale e per lo sviluppo futuro dei bambini. Dunque, i bambini e le bambine sono di diritto soggetti da interpellare in quei processi che vanno a incidere sullo stato dell'ambiente urbano.
Il Piano Regolatore Generale, per esempio, è senza dubbio tra i più incisivi di questi processi in quanto guida per molti anni le scelte qualitative e quantitative e individua le funzioni e i luoghi sia per le generazioni attuali che per quelle future. Nella stesura del PRG e dei progetti attuativi da esso derivanti, una città deve trovare il modo di coinvolgere anche i più piccoli cittadini, cogliendo l'opportunità di rendersi più amica dei bambini e di tutti.
Si potrebbe far disegnare ai bambini delle Mappe Affettive, come strumento per valutare i luoghi di vita: il più bello, il più brutto, dove portare un amico che viene da un'altra città, il più pericoloso, quello che mi incuriosisce, e così via.
Questo è uno dei modi per dare voce ai più piccoli e per accogliere in modo costruttivo le loro proposte."






martedì 17 aprile 2012

anche i rifiuti hanno i loro diritti


     "ogni lattina ha il diritto di essere riunita alle sue compagne, e non di essere dispersa in altri secchi"




"ogni bottiglia ha diritto di essere riciclata in modo da poter vivere ancora"     




"ogni buccia ha diritto di andare a fertilizzare il terreno"



"ogni pezzo di carta ha diritto di essere deposto nel suo secchio e non di essere disperso nell'ambiente"



 "ogni pila ha diritto di essere smaltita e non di andare ad inquinare l'acqua"




"il vetro ha diritto di essere deposto nel suo cassonetto per poi andare a formare nuovi oggetti di vetro"

  




sabato 14 aprile 2012

IL COINVOLGIMENTO E LA PARTECIPAZIONE DI OGNI CITTADINO SONO UNA RISORSA E NON UN PROBLEMA

 Il coinvolgimento dei singoli cittadini alla vita pubblica è un elemento essenziale per garantire la democrazia partecipativa in qualunque società.
Lo scopo delle numerose esperienze di Progettazione Partecipata sperimentate in Italia, in Europa e negli USA a partire dal decennio Sessanta-Settanta del Novecento, è proprio quello di garantire i Diritti di Partecipazione ai singoli permettendo cooperazione, condivisione, codecisione.

Dal punto di vista educativo, con lo sguardo rivolto ai bambini, la partecipazione dei piccoli alla progettazione dei loro spazi di vita, che siano unità abitative o Servizi Educativi, crea quel connubio tra sapere esperto (ingengneri, architetti, tecnici) e sapere ingenuo (cittadini) che rende la singola persona capace di costruire il proprio progetto di vita inserendolo negli spazi di convivenza dai quali l'essere umano non può prescindere.
Su questo assunto si basano le visioni dei due massimi esperti in tema di Progettazione Partecipata che hanno lavorato e vissuto sia in Italia che negli Stati Uniti d'America, Raymond Lorenzo e Roger Hart. Entrambi hanno la comune visione che 
un mondo a misura dei bambini è un mondo a misura umana ed è per tutti!

Di Hart si è già parlato in uno dei post precedenti (cfr "dalla partecipazione simbolica alla partecipazione operativa", 26/03/2012).

Il pensiero di Lorenzo, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, verrà invece presentato nel prossimo intervento, ma intanto posto una sua frase, per creare l'attesa...
"per lavorare con e per i bambini bisogna usare approcci che coinvolgono il cuore, la testa, le mani".



mercoledì 28 marzo 2012



CARTA DEI DIRITTI DEI  BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI  IN OSPEDALE 


1. I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad avere sempre la migliore qualità delle
cure. Possibilmente a domicilio o in ambulatorio e, qualora non esistessero
alternative valide, in ospedale. A tale fine deve essere garantita loro una assistenza
globale attraverso la costruzione di una rete organizzativa che integri ospedale e
servizi territoriali, con il coinvolgimento dei pediatri di famiglia.

2. I bambini e gli adolescenti  hanno il diritto di avere accanto a loro in ogni momento
(giorno, notte,  esecuzione di esami, anestesia, risveglio, terapia intensiva) i
genitori o un loro sostituto adeguato al compito e  a loro gradito (nonni, fratelli,
persona amica, volontari…),  senza alcuna limitazione di tempo o di orario.

3. L’ospedale deve offrire facilitazioni (letto, bagno, spazio per effetti personali,  pasti
a prezzo convenzionato) ai genitori dei bambini e adolescenti ricoverati e deve
aiutarli e incoraggiarli – se ciò è compatibile con le loro esigenze familiari - a
restare in ospedale. Inoltre, perché possano adeguatamente prendersi cura del loro
figlio, i genitori devono essere informati sulla diagnosi, sull’organizzazione del
reparto e sui percorsi terapeutici in atto.

4. I bambini gli adolescenti hanno diritto ad essere ricoverati in reparti pediatrici - e
mai in reparti per adulti – possibilmente aggregati per fasce d’età omogenee
affinché si possano tenere in debita considerazione le differenti esigenze di un
bambino o di un adolescente.  Non deve essere posto un limite all’età dei visitatori,
compatibilmente con il rispetto delle esigenze degli altri bambini e adolescenti
ricoverati e alle necessità assistenziali del bambino o adolescente stesso.

5. Ai bambini e agli adolescenti deve essere assicurata la continuità dell’assistenza
pediatrica da parte dell’equipe multidisciplinare ospedaliera 24 ore su 24 sia nei
reparti di degenza sia in pronto soccorso.

6. I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad avere a loro disposizione figure
specializzate (pediatri, infermieri pediatrici, psicologi, mediatori culturali, assistenti
sociali, volontari) in grado di creare una rete assistenziale che risponda alle
necessità fisiche, emotive e psichiche loro e della loro famiglia.

7. I bambini e gli adolescenti devono avere quotidianamente possibilità di gioco,
ricreazione e studio -  adatte alla loro età, sesso, cultura e condizioni di salute - in
ambiente adeguatamente strutturato ed arredato e devono essere assistiti da
personale specificatamente formato per accoglierli e prendersi cura di loro.

8. I bambini e gli adolescenti  devono essere trattati con tatto e comprensione e la
loro intimità deve essere rispettata in ogni momento. A bambini e adolescenti
devono essere garantiti il diritto alla privacy e la protezione dall’esposizione fisica
e da situazioni umilianti, in relazione all’età, alla cultura e al credo religioso loro e
della loro famiglia.

9. I bambini e gli adolescenti – e i loro genitori  - hanno diritto ad essere informati
riguardo la diagnosi e adeguatamente coinvolti nelle decisioni relative alle terapie.
Le informazioni ai bambini e agli adolescenti, specie quando riguardano indagini
diagnostiche invasive, devono essere date quando possibile  in presenza di un
genitore e in modo adeguato alla loro età, capacità di comprensione e sensibilità
manifestata.

10.  Nell’attività diagnostica e terapeutica che si rende necessaria, devono essere
sempre adottate tutte le pratiche finalizzate a minimizzare il dolore e lo stress
psicofisico dei bambini e degli adolescenti e  la sofferenza della loro famiglia.



Approvata dal CdA di Fondazione ABIO Italia il 2 agosto 2007; 
Approvata dal Consiglio Direttivo SIP il 27 luglio 2007


fonte: http://www.abio.org/


Anche in situazioni di gravissima povertà i bambini non rinunciano a giocare e sorridere, impersonando così la speranza per una condizione di vita migliore e più dignitosa.



"Meravigliosi bambini della Città della gioia.
Piccoli esseri innocenti nutriti di miseria da cui ogni istante erompeva la vita.
La loro spensieratezza, la gioia di vivere, i loro magici sorrisi, i loro visi scuri rallegrati da sguardi luminosi coloravano di bellezza tutto quel sordido universo.
Se gli adulti conservavano qualche speranza, non era forse grazie a loro, alla loro splendente freschezza, alla serietà dei loro giochi?
Senza di loro gli slum non sarebbero stati che galere.
Di quei luoghi dolenti loro riuscivano a fare dei luoghi festosi."

La Cité de la joie, Dominique Lapierre, 1985

lunedì 26 marzo 2012

DALLA PARTECIPAZIONE SIMBOLICA 
ALLA PARTECIPAZIONE OPERATIVA

La questione della partecipazione ha ricevuto una notevole attenzione negli ultimi tempi, essendo i cittadini sempre più consapevoli dei diritti dell’infanzia e dell’opportunità, per i bambini, di difendere in modo efficace le questioni critiche che riguardano la loro vita.  
La partecipazione dei bambini e degli adulti alla vita sociale, scolastica e lavorativa, può avvenire a vari livelli e si può manifestare in molteplici forme. 
Il più comune strumento utilizzato per misurare il grado in cui una persona sta partecipando, è la Scala della partecipazione messa appunto da Roger Hart nel 1991. Essa si  sviluppa su otto gradini, di cui i primi tre, partendo dal basso, rappresentano i modelli di non partecipazione e gli altri cinque identificano i livelli di partecipazione.


Hart R., (1992), Children’s participation. From tokenism to citizenship,
Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innocenti, Firenze.

Secondo Hart, se gli eventi indicati nel secondo e terzo gradino della Scala sono organizzati in modo più coinvolgente e i bambini si sentono a proprio agio, possono rappresentare strumenti validi per un'efficace partecipazione, anche se a basso livello. 
Egli sostiene, inoltre, che gli adulti di solito non sono capaci di rispondere alle iniziative proprie dei ragazzi senza rinunciare al loro ruolo direttivo, dunque è raro trovare progetti ideati ed avviati dai soli bambini.
Nonostante ciò, a partire dagli anni Settanta, sia negli USA che in Italia, sono stati avviati dei progetti in cui si è sperimentata una vera e propria partecipazione, poiché la presa di decisione è stata condivisa con i ragazzi, che hanno potuto anche esercitare un controllo su ciò che si è verificato lungo il percorso esperienziale. 
Il sapere esperto dei tecnici o degli adulti e il sapere comune e ingenuo delle persone che vivono, lavorano o studiano in una realtà cittadina, si fondono in nome del comune obiettivo di creare progetti partecipati dalla comunità, in ogni sua espressione e rappresentazione.





Documento di posizione comune elaborato da ragazzi e ragazze tra i dodici e i diciassette anni e letto agli adulti durante la Sessione speciale ONU dedicata all'Infanzia
(New York, 8-10 maggio 2002)



“Siamo i bambini del mondo. […]
Siamo bambini e adolescenti la cui voce non è stata ascoltata: è tempo che veniamo presi in considerazione.
Vogliamo un mondo a misura di bambino, perché un mondo a nostra misura è un mondo a misura umana per tutti.
Vogliamo rispetto per i diritti dell’infanzia […]
Vogliamo la protezione dell’ambiente:
la conservazione e il recupero delle risorse naturali
la coscienza delle necessità di vivere in ambienti sani e favorevoli al nostro sviluppo
zone accessibili a bambini con esigenze particolari […]
Vogliamo la partecipazione attiva dei ragazzi:
maggiore consapevolezza e rispetto fra le persone di ogni età verso il diritto di ogni bambino di partecipare pienamente, nello spirito della Convenzione sui diritti dell’infanzia.
Ci impegniamo a lavorare insieme in modo paritario in questa lotta per i diritti dell’infanzia. E mentre promettiamo di sostenere le azioni che intraprenderete a favore dei bambini, vi chiediamo anche sostegno e impegno per le azioni che noi intraprenderemo, perché i bambini del mondo non sono compresi bene.
Noi non siamo la fonte del problema: siamo le risorse necessarie per risolverlo.
Noi non siamo le spese: siamo investimenti.
Noi non siamo solo giovani: siamo persone e cittadini di questo mondo.[…]
Abbiamo la volontà, il sapere, la sensibilità e la dedizione.
Promettiamo che da adulti difenderemo i diritti dei bambini con la stessa  passione che abbiamo ora da bambini. […]
Dite che siamo il futuro, ma noi siamo anche il presente.”

mercoledì 14 marzo 2012

La tutela dei diritti dei minori. Strategie...

La politica per l’infanzia si sviluppa principalmente attraverso una politica generale attenta alle esigenze di sviluppo di tutti gli uomini e della comunità nel suo insieme.

Un'effettiva politica dell'infanzia non può non svilupparsi se si affrontano solo le situazioni di emergenza nel momento in cui i problemi esplodono cercando interventi tampone ovvero assumendo singole iniziative estemporanee fuori di un’organica visione dei problemi di fondo e senza un’adeguata conoscenza globale della reale condizione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una strategia adeguata esige non solo una documentazione sicura della condizione di vita del pianeta infanzia.

Occorre che le leggi in favore dei soggetti in formazione possano, attraverso la predisposizione di strumenti adeguati di applicazione, realmente incidere nella realtà; che l’attività legislativa sia coniugata con una prassi amministrativa attenta alle esigenze del soggetto in formazione e rispettosa della sua personalità e dei suoi interessi; che si sviluppino sul territorio iniziative non solo per la tutela ma anche per la promozione dei soggetti di età minore attraverso una mobilitazione sia delle risorse istituzionali che di quelle del privato sociale rese capaci di collaborare attivamente; che si faciliti la partecipazione alla vita comunitaria del cittadino di età minore per superare la sua sostanziale emarginazione.

Predisporre condizioni per consentire che, per tutti, il complesso percorso di crescita non sia ostacolato ma facilitato. Il che implica costruire una comunità che sia veramente educante e che sappia aiutare il fanciullo a costruire la sua personalità nello spirito degli ideali proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite ed in particolare nello spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di eguaglianza e di solidarietà (preambolo della Convenzione). Questa funzione educativa non può essere delegata solo alla famiglia o alla scuola: tutte le agenzie di formazione, anche quelle informali, devono sentirsi responsabili di questa funzione; tutti gli adulti che, professionalmente o non, hanno contatti con soggetti in età evolutiva, devono farsi carico del compito di agevolare l’itinerario maturativo di coloro che si affacciano alla vita. E la politica deve stimolare questo impegno.


estratto da "I DIRITTI ATTUATI. Secondo rapporto del Governo italiano sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo" novembre 1998, Pianeta Infanzia, Istituto Innocenti, Firenze