lunedì 16 luglio 2012

Nidi di Note

 Avvicinare i bambini al mondo dei suoni e della musica stimola la crescita e lo sviluppo della creatività, rende i bambini più disponibili a guardarsi intorno.
I suoni esistono, e sono forti, deboli, acuti, gravi, eseguiti da uno strumento, eseguiti dal nostro corpo.
Già nel ventre materno i bambini sentono i suoni, e soprattutto ascoltano l'ininterrotto tum-tum del cuore della loro mamma. 
C'è un'interazione tra la musica e il cervello del feto che si va sviluppando. Lo sviluppo cerebrale è tanto maggiore e plastico quanti sono gli stimoli cui è sottoposto: lettura ad alta voce, ambiente musicale, linguaggio materno (motherese). Sono elementi di relazione con il mondo, una sorta di abbraccio non corporeo. Tutto ciò facilita le future competenze linguistiche e relazionali del bambino, nonchè il coordinamento motorio, la creatività e il linguaggio.
La musica, utilizzata insieme alla lettura e inserita nelle attività quotidiane di gioco dei bambini, va intesa come promozione del benessere emotivo del bambino, nonchè del nucleo familiare che lo accoglie.

mercoledì 27 giugno 2012

I bambini e la progettazione partecipata del territorio



Crescere è dar corso ad una storia irripetibile 
fatta di esperienze e di rapporti con il mondo.
La struttura dello spazio, 
i referenti presenti, 
le occasioni di esplorazione
sono parte di questa storia che chiamiamo persona.




L’ambiente in cui viviamo svolge una funzione modellante dell’identità umana: vi sono fattori ambientali e di natura sociale che incidono sulla crescita e sullo sviluppo, e che influenzano il modo di relazionarsi con l’altro.
L’ambiente influenza il processo di costruzione dell’identità del bambino e dell’essere umano in genere, contribuendo anche alla costruzione di un gusto per i colori, per i materiali, gli oggetti, le decorazioni.
Lo spazio di vita progettato per i bambini è uno spazio di relazione, un luogo che i bambini devono innanzitutto scoprire per conoscerlo e poi anche conquistarlo. Lo vivranno molto intensamente e fisicamente, sperimentandolo con tutti i loro sensi. Inventeranno un gran numero di modi per usarlo, molti dei quali neppure previsti da chi lo ha progettato e costruito. È proprio questa la funzione principale che uno spazio educativo dovrebbe svolgere: dare modo ai bambini di sviluppare la propria creatività e strutturare la propria identità ed il proprio carattere.
Ne consegue che i bambini sono, di diritto, soggetti da interpellare nelle decisioni che vanno a incidere sullo stato dell’ambiente urbano, educativo e scolastico, al fine di assicurare una sempre migliore qualità di vita.
Nelle esperienze di progettazione partecipata, i progetti proposti dai bambini appaiono come minimalisti, caratterizzati da strutture elementari e volti all’essenzialità della vita quotidiana, senza aggiunta di oggetti, giochi e arredi inutili e inutilizzabili che avrebbero solo la funzione di riempire lo spazio, così come invece accade nelle proposte avanzate dagli adulti.
È ovvio che pianificare e progettare luoghi o situazioni idonee alla vita dei bambini e dei ragazzi in città richiede cambiamenti significativi nelle consuete pratiche di pianificazione urbana; si ridefiniscono le priorità, i metodi di lavoro ed i contenuti dei progetti. Ne deriva che il modo più efficace per integrare i bisogni dei più piccoli nel progetto urbano è ascoltarli e farli partecipare in modo attivo alla progettazione.
L'idea portante che dovrebbe guidare un tale percorso è che sicuramente che c’è un rapporto continuo, dialogante tra gli spazi e la qualità dell’apprendimento. Per questo è necessaria una riflessione sull’importanza che l’ambiente riveste nella pedagogia che si occupa dell’infanzia. Quando un bambino esprime un desiderio su come vorrebbe che fosse costruito o arredato un certo ambiente, è come se stesse chiedendo quale educazione vorrebbe ricevere. In effetti, per apprendere, i bambini hanno bisogno di un contesto che incoraggi l’esplorazione e la curiosità, che sostenga la motivazione alla conoscenza e consenta l’abitudine alla riflessione.
Reinterpretare il ruolo educativo dell’adulto e reinventare il contesto di vita dei piccoli, sono segnali di una nuova attenzione rivolta ai bambini.






sabato 16 giugno 2012



Andare a piedi è come sfogliare un libro ed assaporarlo,
mentre se si percorre il tragitto con la macchina
significa dare uno sguardo veloce alla copertina del libro,
senza avere il tempo di memorizzarne neanche il titolo.
(F. Cassano, 1996)

Andare a piedi per i bambini è una necessità, perché il periodo infantile è quello in cui si formano le strutture cognitive spazio-temporali, si costruiscono adeguati meccanismi di difesa rispetto alle difficoltà ambientali, si acquisisce autonomia e si prova piacere nel camminare e correre in compagnia degli amici. 
Oggi questo viene quasi negato, in favore della comodità e della praticità per gli adulti di accompagnare i propri figli ovunque e in auto. Tale modo di agire ha comportato una riduzione del contatto diretto con l’ambiente esterno da parte dei più piccoli che, paradossalmente, ne hanno bisogno per strutturare la loro crescita.
Il primo passo per restituire ai bambini l’autonomia di movimento nelle città, è far percorrere loro a piedi il tragitto che collega la propria casa con la Scuola.
Percorrere quotidianamente la stessa strada a piedi permette ai bambini di costruire legami importanti con l’ambiente, di osservare come l’avvicendarsi delle stagioni comporti dei mutamenti nelle abitudini degli abitanti della città, identificabili nella maggiore o minore presenza sulle strade, cambiamenti di orario e modificazione dei comportamenti. 
Inoltre, la possibilità di andare a Scuola e tornare a casa senza essere accompagnati dagli adulti, rende i bambini responsabili, permette una maggiore coesione nel gruppo di pari, significa svolgere attività fisica e contribuisce ad un miglior risveglio durante il tragitto verso la Scuola rispetto allo stare seduti in auto spesso in silenzio.
Anche nelle grandi città è possibile realizzare tale attività. Occorre un progetto che sia reso attuabile con il contributo di varie categorie sociali le quali abbiano il desiderio di ricostruire condizioni ambientali e sociali favorevoli alla vita dei bimbi in città, rispettando al contempo i comprensibili timori delle famiglie nel lasciar andare i loro piccoli.
Ma sono gli stessi bambini, e soprattutto quelli che vivono nelle grandi città, a richiedere una migliore pulizia, minore occupazione di suolo pubblico, maggiore tutela della salute, rivendicano il diritto di vivere in una città che sia bella, con strade che valga la pena di percorrere a piedi. In effetti, se i bambini andassero a Scuola da soli, molte meno macchine circolerebbero, con un vantaggio per l’ambiente, per il traffico, per la città tutta, compresi i suoi abitanti. 
E allora, perché non rispondere alle loro richieste, che poi avrebbero una ricaduta positiva un pò per tutti i cittadini?











mercoledì 13 giugno 2012

GREEN LEARNING

PER UNA CULTURA SENSIBILE


La conoscenza del mondo ha inizio alla nascita, momento in cui il bambino si immerge in quel contenitore costituito da aria, persone, acqua, oggetti, rumori più nitidi rispetto a quelli che udiva dalla pancia.
Ne consegue che già da piccolissimi i bambini partecipano alle situazioni della vita.
E allora, perché non iniziarli fin da subito all'approccio materiale, tattile con quanto li circonda? 
L'intelligenza che si sviluppa durante la prima infanzia è definita senso-motoria. Ciò significa che i piccoli conoscono le cose tramite il contatto, "assaporandole", "sentendole", riconoscendole.
Vien da sé l'importanza della sperimentazione tattile: manipolare i giochi va benissimo, ma soprattutto è necessaria la conoscenza di elementi primari quali l'acqua, la terra, l'erba, il cibo, il corpo proprio ed altrui. In questo modo il bambino può strutturare la propria identità, nonché sentirsi parte del mondo che lo ha da poco accolto.
E in seguito, quando sarà più grande, il passaggio alle nozioni di carattere teorico risulterà più facilitato, spontaneo, diretto, naturale. Qui si colloca la trasmissione di una "cultura sensibile", rispettosa di quanto ci circonda, trasmissione che spetta alla Famiglia, alla Scuola, alla Società, che sono appunto definite Agenzie Educative. 
Il futuro è dei bambini! 
E tutto passa dalla loro educazione, dalla loro capacità di immaginare e mettere in pratica gesti ed attuare comportamenti oggi che possono cambiare il domani. 
I temi dell'efficienza e del risparmio energetico, che per gli adulti possono ormai sembrare solo parole ridondanti e di moda, per i bambini possono trasformarsi in ideali, stili di vita cui ambire, semplicemente perché rispettosi della vita della Terra e delle persone che la abitano.











venerdì 8 giugno 2012


INVISIBILI SAPIENZE


"Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.  

Perché sei un essere speciale, 

ed io avrò cura di te." 




L'identità del bambino si costruisce con le cure quotidiane.
Nelle società odierne andrebbe riscoperta un'etica della cura come principio di civiltà, come sapienza emozionale che matura in segreto, in silenzio.
L'esperienza della cura si sviluppa nel contatto e, se pensiamo che l'intelligenza del bambino è senso-motoria, si comprende bene l'importanza delle stimolazioni corporee durante i primi anni di vita, le quali chiamano in causa tutti e cinque i sensi. Inoltre, un corpo sano è un buon contenitore per una mente serena, per coltivare l'intelligenza emotiva in quel piccolo corpo che vive di sensazioni.
Il modo in cui il bambino percepisce il proprio corpo dipende da come gli viene presentato, dal modo in cui l'adulto glielo fa conoscere, sperimentare. Tutto ciò avviene durante le cure quotidiane: poppata, bagnetto, vestizione, e così via. E il bambino risponde a questi gesti, rendendosi partecipe a modo suo.
Per sintonizzarsi con i piccoli basta utilizzare il loro linguaggio, il linguaggio del corpo, il linguaggio del tatto, il linguaggio dello sguardo.
A volte, il saper fare dell'adulto, nella relazione con il bambino piccolo, si incarna semplicemente nelle mani.







giovedì 31 maggio 2012

Il mondo del bambino è fatto di relazioni, che si instaurano con le cose e le persone intorno in svariati modi e momenti della giornata. Un modo per far nascere e sviluppare una relazione speciale con l'adulto e con i coetanei è l'approccio al libro.
Fin da piccolo, ad esempio all'età di sei mesi, il bambino è capace di guardare con attenzione le immagini, e il genitore può essere stimolato da questo interesse del piccolo a mostrargli libri che riportano scene di vita quotidiana e familiari, volti conosciuti, animali. E' importante che questo guardare insieme sia accompagnato dalle parole, narrando una storia, riproducendo i versi degli animali, riproducendo le voci delle diverse figure familiari. Tutto ciò offre al bambino delle conferme sugli apprendimenti già sviluppatisi e li consolida, in più fornisce nuove informazioni per dare avvio a nuovi sviluppi cognitivi.
Leggere ad alta voce fin dal primo anno di vita è considerata infatti un'attività importantissima per lo sviluppo psico-cognitivo e relazionale del bambino. 
Per il bimbo più grande, per esempio a due anni di età, la narrazione che egli stesso fa rappresenta una continua ristrutturazione delle conoscenze acquisite ed una capacità di rappresentarsi oggetti e situazioni non presenti al momento del racconto; è un intreccio tra intelligenza ed emozioni.
Il libro è quindi uno strumento essenziale per sollecitare la curiosità, la comprensione verbale, l'analisi percettiva, la ricostruzione dei fatti, la produzione verbale, tutte competenze necessarie per favorire un completo sviluppo e per prevenire instabilità di attenzione e scarsa motivazione nell'approccio alla scrittura, nonchè deficit linguistici. E' provato che, quando i bambini hanno esperienza consuetudinaria con i libri, migliorano la loro produzione linguistica. 
Lo sviluppo della competenza linguistica infantile, infatti, è legato all'atteggiamento dell'adulto: il bambino deve essere considerato un interlocutore fin dai primi mesi di vita, è importante parlargli molto e spiegare le attività che si vanno a svolgere.
Il libro è un mezzo di relazione e di sviluppo, e proprio per questo è importante che il bambino prenda familiarità con esso, anche perchè, una volta conosciuto questo nuovo oggetto, egli ha la libertà di utilizzo dello stesso così come  con qualsiasi altro giocattolo: può assaggiarlo con le mani, può assaggiarlo con la bocca, può lanciarlo via, può portarlo sempre con sè, può abbandonarlo in un angolino.
Dal suo canto, l'adulto, può decidere se proporre momenti di lettura liberi, in cui il bambino esplora il libro da solo, o appositamente strutturati, in cui è l'adulto a sfogliarlo e leggere le immagini. In entrambi i casi, la lettura potrebbe diventare un rito di preparazione al sonno, essendo un'attività intima, riflessiva, rilassante e al tempo stesso che stimola la fantasia dei bambini ma anche degli adulti.
Attenzione va posta alla scelta dei contenuti affinchè essi siano rispondenti all'età e al tipo di sviluppo del bambino.

Fonti:
Educare al nido, Catasi-Fortunati, 2004
progetto Nati per leggere, http://www.natiperleggere.it/


mercoledì 23 maggio 2012

maggio è il mese del libro ... riflessioni personali. aggiungete le vostre

un libro apre nuovi orizzonti nella mente,
un libro crea e stimola conoscenze,
un libro crea affettività,
un libro sviluppa capacità empatiche con i personaggi narrati,
un libro offre strategie operative,
un libro stimola la ricerca di soluzioni adeguate ai problemi,
un libro suscita dialogo interiore,
un libro suggerisce risposte attive alle situazioni,
un libro fortifica la mente,
un libro dona capacità di comprensione,
un libro costruisce una relazione,
un libro crea condivisione,
un libro insegna a dedicare spazio e tempo,
un libro offre chiavi di lettura differenti,
un libro aiuta ad oggettivare le situazioni,
un libro insegna a guardare con altri occhi,
un libro rompe gli schemi mentali fissi,
un libro propone storie diverse,
un libro aiuta ad elaborare contenuti emotivi,
un libro offre la possibilità di evadere,
un libro offre la possibilità di ritrovarsi,
un libro apre varchi,
un libro accende luci,
un libro infonde apertura creativa,
un libro suscita capacità critiche e riflessive,
un libro genera risorse interiori,
un libro rallenta i tempi,
un libro è solitudine positiva,
un libro è intelligenza emotiva,
un libro è condividere il momento,
un libro riempie la vita,
un libro riempie gli occhi,
un libro è cultura dal basso,
un libro svolge una funzione sociale.